Categorie
letture critiche del tempo presente

IL DEPISTAGGIO SUL DELITTO MATTEOTTI, IERI E OGGI

Con sorpresa e con disgusto, leggo sulla chat spazzatura di un equivoco canale “antisistema” che Matteotti sarebbe stato ucciso perché, come aveva rivelato Dumini agli inquirenti, “ogni volta che andava in Francia aveva una lista di italiani tesserati del PNF da eliminare”.
Senza nessuna originalità chi scrive queste indecenti stupidaggini non fa altro che andare a rovistare nella spazzatura della storia e del regime fascista. Lavoro ignobile, ma comunque significativo dei tempi.

Vediamo di che si tratta.
Nel corso dell’istruttoria del processo Matteotti, il 22 settembre 1924, si presentò ai giudici per una deposizione spontanea Curzio Suckert, che dopo la caduta del fascismo sarebbe diventato il noto e affermato scrittore Curzio Malaparte e avrebbe aderito al PCI (evitando di deporre al secondo processo Matteotti per non creare imbarazzo a Togliatti). A quel tempo, Suckert/Malaparte era un “ispettore”, ossia una spia, del PNF ed operava in particolare in Francia per controllare gli ambienti dell’emigrazione antifascista. Suckert cercò di stabilire un collegamento fra il delitto Matteotti e l’uccisione del responsabile del PNF a Parigi, Bonservizi, che era avvenuta qualche mese prima. Suckert rivelò di aver potuto leggere una lettera di Dumini a Bonservizi, nella quale il futuro sicario del delitto Matteotti informava Bonservizi di una sorta di “mano nera antifascista” operante in Francia e soprattutto lo esortava a guardarsi da Matteotti. La deposizione di Suckert era molto sospetta nella sua “spontaneità”, in quanto solo a tre mesi dall’apertura delle indagini egli si era ricordato del fatto e ciò avveniva, guarda caso, proprio in coincidenza con l’apertura a Parigi del processo per l’omicidio Bonservizi. Le dichiarazioni di Suckert erano in realtà del tutto funzionali alla strategia difensiva di Dumini e degli altri imputati, certamente concordata con le alte gerarchie fasciste, che sosteneva la tesi dell’omicidio preterintenzionale: Dumini e soci avevano rapito Matteotti per una decisione estemporanea, presi dalla rabbia nei suoi confronti, e solo per dargli una lezione. Matteotti sarebbe morto accidentalmente per uno “sbocco di sangue”. La novità, ora, era che questa “rabbia” di Dumini non veniva più collegata al discorso che Matteotti aveva tenuto il 30 maggio alla Camera, ma al suo presunto ruolo nell’omicidio Bonservizi.

Singolarmente, lo stesso Dumini, intanto detenuto, si ricordò solo dopo la deposizione di Suckert di aver sequestrato Matteotti preso dall’indignazione per il delitto Bonservizi. E affermò pure che a Bonservizi lo legava una intensa amicizia. La falsità e la strumentalità delle dichiarazioni di Dumini è stata documentata da Mauro Canali (“Il delitto Matteotti”, Il Mulino 2004): le relazioni che Dumini aveva inviato a Cesare Rossi, capo ufficio stampa di Mussolini, in occasione delle sue missioni in Francia, denunciavano proprio in Bonservizi il colpevole delle difficoltà in cui si dibatteva il fascio di Parigi e Dumini definiva “disastrosa” e “delittuosa” l’opera di Bonservizi. L’amicizia profonda tra lui e Bonservizi che lo avrebbe spinto a sequestrare Matteotti in un accesso di rabbia era quindi del tutto inventata.

Si stava in realtà cercando di utilizzare il processo di Parigi per il caso Bonservizi, per creare un collegamento tra i due omicidi e un finto movente che servisse a depistare gli inquirenti, la stampa e le opposizioni stesse dal reale movente del delitto Matteotti, che era non solo politico, ma affaristico e riguardava una storia di petrolio e tangenti che aveva coinvolto lo stesso fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, direttore de “Il Popolo d’Italia”, il giornale fondato da Mussolini e suo organo politico personale. Si tendeva inoltre, ovviamente, a un depistaggio anche sul vero mandante, che era Mussolini stesso. Su mandante e movente del delitto Matteotti, raccomando la lettura del libro di Canali già citato e segnalo questi miei video:

Fu messa in atto una precisa manovra per portare al processo di Parigi la “prova” del coinvolgimento di Matteotti nel delitto Bonservizi. Doveva essere prodotta la lettera di Dumini a Bonservizi, citata da Suckert, che in realtà Dumini non aveva scritto e che non esisteva. O meglio: Dumini non l’aveva ancora scritta e la lettera non esisteva ancora. Infatti, la si stava fabbricando nell’autunno del 1924 spacciandola come scritta nel novembre del 1923.

Il depistaggio e la regia di Mussolini in esso sono stati documentati da Canali. In particolare, abbiamo una lettera eloquentissima scritta da Suckert all’avvocato di Dumini, Vaselli. In sostanza, Suckert/Malaparte istruisce Vaselli su come debba essere scritta da Dumini la falsa lettera, da retrodatare al novembre dell’anno prima, e sottolinea come sia importante che Dumini riporti esplicitamente la frase guardati soprattutto da Matteotti. In sostanza, il contenuto della falsa lettera doveva coincidere con il contenuto della deposizione di Suckert stesso. Questi, sempre scrivendo a Vaselli, alludeva alla regia di Mussolini nell’operazione, definendolo come “colui che tutto può”.

La lettera fu effettivamente scritta e si trova insieme alle missive di Suckert a Vaselli e ad altri documenti che confermano tutta l’operazione in un fascicolo del fondo Polizia Politica all’Archivio Centrale dello Stato, individuato e utilizzato da Mauro Canali.  

La manovra, tuttavia, fallisce per due motivi. Il primo è un articolo della Voce Repubblicana, nel quale si svelavano alcuni antefatti del delitto Bonservizi. Bonservizi, prima di essere ucciso, aveva rivelato ad alcuni giornalisti francesi che le difficoltà che egli incontrava nel suo lavoro venivano dalle stesse gerarchie fasciste e che alcuni gerarchi erano i suoi peggiori nemici. In sostanza, l’ala intransigente del fascismo attaccava Bonservizi reputandolo troppo “moderato” nella sua azione contro gli emigrati antifascisti. Dumini, espressione di questa corrente intransigente, era quindi un avversario e non un amico di Bonservizi. Ma c’è di più, Bonservizi aveva rivelato anche il vero scopo della missione di Suckert in Francia, che era proprio quello di sciogliere il fascio parigino diretto da Bonservizi, per sostituirlo con un organismo più aggressivo nei confronti degli antifascisti. Avendo appreso tutto ciò, Bonservizi aveva reagito furiosamente e si era recato a Roma per protestare con Mussolini.

Il secondo elemento che fece naufragare l’operazione di depistaggio fu l’opposizione dei familiari di Bonservizi, che si rifiutarono di collaborare. Furono interrogati il padre e i due fratelli; questi ultimi, dopo la notizia del delitto, si erano subito precipitati a Parigi e avevano potuto prendere visione delle carte e dei documenti del fratello assassinato. Dichiararono di non aver trovato nessuna lettera di Dumini.

In tal modo si dovette rinunciare alla programmata azione al processo di Parigi: l’ambasciatore italiano Avezzana scrisse infatti un telegramma a Roma, affermando che non essendo giunto il fratello di Bonservizi a Parigi con la famosa lettera (falsa) e non essendoci nessun altro testimone che la confermasse, la deposizione di Suckert sarebbe stata, a parere dell’avvocato, “di scarso valore e sommamente pericolosa”.

L’operazione, pertanto, naufragò e la difesa dei sicari e dei mandanti secondari, nonché il depistaggio sul movente e sul mandante primario (Mussolini) dovettero seguire altre strade. Oggi però quella operazione fallimentare viene rilanciata su canali-spazzatura, senza neanche che ci si debba sforzare di produrre qualche finta pezza d’appoggio, perché tanto i followers ringraziano per tutto quello che stanno “imparando” e scambiano questa immondizia per la “vera storia”.

Che il Signore ci aiuti.

================================

Questo blog richiede un lavoro di studio e di ricerca per mantenere un adeguato livello di serietà. Il sito ha anche dei notevoli costi fissi. Se apprezzi i contenuti che propongo offri una donazione

  • con bonifico bancario sul conto IT 13 R 05387 15100 000000217060 intestato a Angelo Michele Imbriani (causale: DONAZIONE)

con carta di credito, cliccando su “Donazione” e selezionando uno dei pulsanti che appariranno con l’importo che vuoi donare.