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letture critiche del tempo presente

L’OSCENA ACCUSA DI GENOCIDIO AD ISRAELE

Il 9 dicembre del 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la “Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio”. Ciò avvenne in seguito al trauma della Shoah. Ecco come l’articolo 1 della Convenzione definisce il crimine di genocidio.

“Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:

a) uccisione di membri del gruppo;

b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;

c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;

d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;

e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro”.

L’accusa di genocidio mossa dal Sudafrica ad Israele di fronte alla Corte di Giustizia Internazionale dell’Aja non solo è infondata e menzognera – perché anche se si volesse ritenere “sproporzionata” la reazione di Israele al 7 ottobre (non è certo la mia opinione) non vi si potrebbe scorgere in nessun modo quell’intenzione di distruggere, di sterminare la popolazione palestinese che definisce il genocidio nel Trattato sopra citato – ma è molto pericolosa, non solo per Israele, ma per gli ebrei tutti e per il mondo civile. Giustamente il New York Times l’ha definita oscena.

Se – Dio non voglia – Israele fosse condannato di fronte alla Corte dell’Aja, ciò non impedirebbe ad Israele di continuare come ritiene l’azione militare, ma gli creerebbe solo un ulteriore problema politico sullo scenario internazionale. Le vere e gravissime conseguenze sarebbero altre. Eccole.

  1. La categoria di “genocidio” verrebbe banalizzata e quindi neutralizzata. Diventerebbe possibile accusare di genocidio il proprio nemico politico e questo uso strumentale, manipolatorio, spregiudicato e indiscriminato del termine dalla propaganda e dalla ideologia dove esiste già da tempo si sposterebbe nei tribunali internazionali e nella massima organizzazione internazionale. Il risultato di questa banalizzazione e strumentalizzazione sarebbe che, in luogo di prevenire i genocidi, essi verrebbero “sdoganati”.
  2. L’accusa ad Israele nasce dal fatto che Israele, in modo ancora una volta infondato e menzognero, viene assimilato a una potenza coloniale. Nell’ideologia woke il colonialismo ha preso il posto che nella memoria collettiva spettava alla Shoah. Il colonialismo viene considerato genocidio. Ciò è storicamente un falso, perché, qualunque valutazione negativa si voglia dare sul fenomeno, non si possono attribuire alle potenze coloniali europee atti o intenzioni genocidarie nei confronti dei popoli colonizzati. I genocidi del Novecento sono stati invece perpetrati ai danni di minoranze o componenti etniche ed etnico-religiose interne agli Stati ove sono accaduti – il genocidio degli Armeni da parte della Turchia, il genocidio ucraino dell’holodomor perpetrato da Stalin, i genocidi in Africa o nell’Indocina comunista, oltre naturalmente all’unicum della Shoah. Una condanna di Israele non sarebbe quindi solo la condanna di Israele, ma la condanna dell’intero Occidente, sulla base di una accusa falsa.
  3. Il senso, lo spirito e la finalità della denuncia del Sudafrica sono gli stessi che si trovano nel più becero, volgare e violento antisemitismo contemporaneo: in sostanza Israele è accusato di comportarsi come i nazisti, anzi, gli ebrei sarebbero i “veri nazisti”. In questo modo, il tribunale internazionale, se dovesse condannare Israele, si allineerebbe alle correnti antisemite e le avvalorerebbe.
  4. La condanna di Israele faciliterebbe un processo di rimozione o neutralizzazione della memoria della Shoah. Molti potrebbero pensare – o potrebbero avere conferma di ciò che già pensano – che Israele ha fatto ai palestinesi ciò che i nazisti fecero agli ebrei. Sarebbe un modo aberrante di liberarsi da un senso di colpa evidentemente mal sopportato. Sarebbe una forma indiretta di negazionismo autorizzata dalla Corte di Giustizia Internazionale.

Per il bene del mondo civile questa vicenda non avrebbe mai dovuto aprirsi. Per il bene del mondo civile ci auguriamo che si risolva in una bolla di sapone, anche se dei guasti sono già stati fatti e sono irreparabili.

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