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GLI “INSEDIAMENTI” DI ISRAELE E QUELLI ITALIANI

Il governo italiano ha espresso il suo disappunto perché il nuovo ambasciatore israeliano a Roma sarebbe un “rappresentante dei coloni”. Puntuale, sferzante, demistificante è arrivata la risposta, pubblicata sul Jerusalem Post, da parte di Rafael Medoff, direttore de The David S. Wyman Institute for Holocaust Studies e autore di una ventina di libri sulla storia di Israele e sull’Olocausto. Il titolo dell’articolo è “L’Italia si oppone agli ‘insediamenti’ israeliani sebbene abbia i suoi”. È l’occasione per ripassare o imparare un po’ di storia, di dinamiche geopolitiche, e per smascherare un po’ di ipocrisia sulla “legalità internazionale”.

Il nuovo ambasciatore dovrebbe essere Benny Kashriel e l’”insediamento coloniale” in questione che l’Italia considera “illegale” è quello di Ma’aleh Adumim. Kashriel è stato major di Ma’aleh Adumim, che ha 40.000 abitanti e si trova a soli sette chilometri dai confini municipali di Gerusalemme. Per molti israeliani, scrive Medoff, l’idea che Ma’aleh Adumim sia un “insediamento coloniale” è risibile. Ma soprattutto, con un tale metro di misura, molti dei territori che l’Italia ha acquisito o “occupato” potrebbero essere definiti allo stesso modo, ossia come “insediamenti coloniali illegali”.

Il primo esempio che fa Medoff riguarda Lampedusa e Lampione, che geograficamente sono senza alcun dubbio delle isole del continente africano. Nel corso dei secoli molti “imperialisti” hanno occupato le due isole: i pirati barbareschi, gli Spagnoli, i Britannici e più recentemente gli Italiani. Nessuno di questi occupanti ha avuto particolari “diritti” su queste isole se non il diritto della forza.

Ma esistono altri esempi di “insediamenti” italiani al di fuori dai confini geografici. Un altro caso è Campione d’Italia, una enclave entro il territorio svizzero. Storicamente il nome della città era “Campione”, ma Mussolini vi volle aggiungere “d’Italia”, per asserire la sua rivendicazione “imperialistica” del territorio ove oggi vivono alcune migliaia di italiani.

L’Italia ha anche una base militare a Gibuti, chiamata Amedeo Guillet, residuo coloniale in un territorio che l’Italia occupò illegalmente dal 1889 al 1941. Il governo italiano ha definito Amedeo Guillet come “un avamposto permanente in un’area di enorme importanza strategica”. Israele potrebbe dire la stessa cosa di Ma’aleh Adumim.

“Le rivendicazioni storiche, legali e religiose di Israele sull’area in cui si trova Ma’aleh Adumim -conclude Medoff “sono molto più antiche e più forti delle rivendicazioni dell’Italia su Campione o Amedeo Guillet. L’ambasciatore Kashriel potrebbe avere l’opportunità di ricordare questo fatto a Roma quando assumerà il suo nuovo incarico”.

Medoff non ha però citato il caso più importante: quello del Sud Tirolo, ribattezzato dall’Italia Alto Adige, abitato da una popolazione di lingua tedesca, acquisito a spese dell’Austria dopo la Prima Guerra Mondiale, in virtù della solita ragione della forza e del vincitore. Certamente l’occupazione italiana non fu formalmente “illegale” in quanto sancita da un trattato. Ma quel trattato, il Trattato di Saint-Germain, aveva come sua base di legittimità il principio di autodeterminazione dei popoli che era stato enunciato nei cosiddetti “Quattordici Punti” del Presidente americano Wilson e la cui applicazione era stata accuratamente specificata proprio riguardo ai territori dell’ex Impero Asburgico. In particolare il punto 9 e il punto 10 affermavano che “Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere effettuata secondo le linee di nazionalità chiaramente riconoscibili” e che “Ai popoli dell’Austria – Ungheria, di cui desideriamo salvaguardare il posto fra le nazioni, dovrà essere data al più presto la possibilità di uno sviluppo autonomo”. In effetti, sia pure con una certa difficoltà e con il caso controverso di Fiume, le frontiere italiane furono demarcate secondo “linee di nazionalità chiaramente riconoscibili”, con la notevole eccezione, tuttavia, proprio della provincia di Bolzano, e ai popoli slavi dell’Austria-Ungheria fu effettivamente garantita “la possibilità di uno sviluppo autonomo”, eccetto che agli austriaci stessi, che persero per l’appunto il Sud Tirolo e a cui fu vietata l’unificazione con la Germania (l’Anschluss). Prevalsero ovviamente le ragioni dei vincitori su quelle dei vinti, ossia le ragioni della forza.

Forte delle stesse ragioni, anni dopo, Hitler prese a violare una per una tutte le clausole dei Trattati. Compresa quella che vietava l’Anschluss. Ci provò una prima volta nel 1934, ma Mussolini si oppose muovendo un po’ di divisioni al confine del Brennero. Quattro anni dopo, Mussolini dovette invece digerire la cosa, essendo completamente mutato il quadro internazionale dopo la Campagna di Etiopia e la guerra di Spagna. Ma ottenne il riconoscimento del confine del Brennero, ossia della “italianità” – o della “occupazione” secondo un altro punto di vista – dell’Alto Adige-Sud Tirolo.  

Chi, dunque, può dare lezioni a chi, quando si tratta di “legalità internazionale”, “occupazione illegale di territori”, “insediamenti coloniali” o “extraterritoriali”? Quando queste lezioni si pretende di impartirle ad Israele, facendo valere metri di misura che non si adottano in altri casi e non si adottano nemmeno per il proprio paese, quando si adotta quindi un double standard, aleggia inevitabilmente il sospetto di un latente antisemitismo

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