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letture critiche del tempo presente

LA VERA CRITICA AL SISTEMA E’ LA CRITICA ALLA MEDICALIZZAZIONE DELLA SOCIETA’

Ci sono posizioni critiche verso la politica della pandemia e dell’emergenza sanitaria che sembrano fondate, sacrosante, incisive, ma che sono in realtà sterili, perché restano alla superficie, non vanno alla radice del problema.

Un esempio è la frase che circola sui social, sui canali della controinformazione, rilanciata anche dalla peraltro bravissima Ilaria Bifarini: «Il Covid è l’unica malattia in cui è lo Stato che va a cercare i malati. Per tutte le altre patologie sono i malati che cercano lo Stato, ma non lo trovano»

Leggiamo e ci sembra che la frase scolpisca una verità che inchioda il governo alle sue colpe, che ne smaschera le bugie, la costruzione propagandistica, che rivela come, col pretesto di salvaguardarla, la salute pubblica sia stata invece compromessa. A me, peraltro, è capitato, subito dopo aver notato questa frase su Telegram, di leggere la locandina affissa a un’edicola, dove si diceva che l’Ospedale cittadino avrebbe sospeso tutti gli interventi chirurgici non urgenti. Ecco, avrei dovuto pensare, è proprio vero ciò che dicono la Bifarini e altri, ecco la conferma, l’ennesima!

E certo che è vero, ma il problema è che questa “verita” si ferma alla superficie, alla situazione attuale e contingente, e non vede ciò che l’ha prodotta. E così genera anche catastrofici equivoci. Lascia quasi credere che il Covid, o meglio la sua gestione, abbiano rappresentato il rovesciamento perverso di un sistema, di una politica sanitaria, di una medicina (politica) che prima funzionavano bene. Occulta il fatto che non è solo con il Covid che lo Stato, i medici, la medicina siano andati in cerca dei malati: questa è proprio l’essenza della medicina contemporanea, già da decenni e decenni prima del Covid, è la sostanza della “medicalizzazione” della società. La medicina – che è da tempo una medicina politica – e la politica sanitaria, da un secolo o giù di lì, vanno a cercare “malati”, trasformano i cittadini sani in pazienti, in potenziali malati. Lo fanno con la profilassi e con la prevenzione ad esempio, con le vaccinazioni – fin dall’Ottocento – con gli screening, lo fanno imponendo dei controlli e dei valori-norma – per il colesterolo, per la pressione sanguigna – oltre la cui soglia il cittadino si trasforma in paziente da medicalizzare, lo fanno medicalizzando la vecchiaia, trasformandola in una condizione patologica. Anche quando la scelta è apparentemente del cittadino, anche quando è lui a prendere l’iniziativa dell’esame diagnostico, dello screening, della profilassi, questa sua iniziativa è evidentemente condizionata dal bombardamento mediatico. Dunque, se è stato tanto facile per lo Stato, dal 2020, andare a cercare la malattia e nel contempo i “pazienti”, i potenziali malati (anche asintomatici o “contatti di positivo”) e imporre una vaccinazione di massa, è stato per questo retroterra.

È equivoca anche la seconda parte della frase. La concentrazione sul Covid, si dice, fa dimenticare le altre malattie e sottrae risorse alla loro cura, aggravando la già critica situazione della sanità pubblica. Di qui, poi, la consueta denuncia ai “tagli” della spesa sanitaria.

Anche in questo caso, sfugge la sostanza del problema, che è sempre la medicalizzazione della società. Una società medicalizzata è infatti innanzitutto una società afflitta da patologie iatrogene, patologie provocate dalla stessa medicina. Dall’altro lato, è una società, che proprio per ciò che prima si diceva – la ricerca del malato, la trasformazione del cittadino sano in un paziente o in un potenziale e futuro malato, la politica della profilassi, della prevenzione, dello screening di massa – genera una “domanda di cura medica” che cresce in modo progressivo e inarrestabile. Rispetto a questa crescita, le strutture sanitarie sono destinate ad essere sempre in affanno e i tagli caso mai possono accentuare ulteriormente questo affanno, ma non ne sono affatto la vera causa. La causa è nello squilibrio strutturale fra domanda e offerta di cure mediche in una società medicalizzata.

Pertanto, ogni critica al sistema che non risalga alla radice del problema, che non sia critica alla medicalizzazione generale, è una critica sterile e che anzi genera pure fatali equivoci. Di questa critica alla medicalizzazione della società mi occuperò nel percorso LETTURE CRITICHE DEL TEMPO PRESENTE che riprenderà a settembre.

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