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25 aprile 2022: l’ennesima manipolazione della Resistenza

Usare la memoria della Resistenza per giustificare la guerra è una manipolazione della storia e di quella memoria. Si dice che l’esempio della Resistenza ci insegna che le guerre di liberazione possono essere necessarie e legittime. Certo, ma quali sono le guerre di liberazione e in che modo la Resistenza fu una guerra di liberazione? Le guerre di liberazione sono movimenti popolari contro un’oppressione e una occupazione. Non sono guerre per difendere uno Stato contro un altro, ma sono guerre di popolo per difendere e liberare la propria vita, personale e sociale, la propria famiglia, la propria casa, la propria terra, da uno Stato occupante e oppressore. Sono atti collettivi di tirannicidio.

Nella Resistenza, purtroppo, esistevano anche forze che aspiravano a costruire una nuova oppressione – e sono proprio quelle che poi ne hanno monopolizzato e sequestrato la memoria e che sono rappresentate ancor oggi dall’Anpi. Tuttavia, la Resistenza fu anche movimento spontaneo di singoli individui e di gruppi che aspiravano alla libertà e di forze che volevano costruire una democrazia, ed è questo e solo questo il suo valore ideale permanente.

La Resistenza non nacque affatto per legittimare guerre, ma proprio per contribuire ad abbattere un regime che aveva provocato una guerra, una catastrofe bellica. Questo portò, in stretta e diretta continuità con quella esperienza, all’articolo 11 della Costituzione. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”. L’articolo, benchè manipolato sia da chi vuole giustificare la guerra, sia dai “pacifisti”, pone in modo implicito, ma chiaro, la distinzione fra guerre di Stato e guerre di liberazione. La Costituzione, infatti, non dice che l’Italia ripudia la guerra punto e basta, come invece viene regolarmente riportato da cartelli e slogan pacifisti, ma dice che l’Italia ripudia la guerra – ed usa un termine di forza eloquente: ripudia – come strumento degli Stati e dei loro governi per risolvere a proprio vantaggio le controversie con altri Stati.

Ne derivano le seguenti conseguenze:

1. L’Italia non può impegnarsi né direttamente, né indirettamente nella guerra attualmente in atto in Ucraina fra lo Stato russo e lo Stato ucraino.

2. Questo non significa, nello spirito della Costituzione, che l’Italia debba restare neutrale mentre nel mondo si combattono quelle guerre che la Costituzione ripudia: l’Italia deve condannare la guerra di aggressione intrapresa da uno Stato – lo Stato russo di Putin – e deve collaborare con chiunque voglia seriamente impegnarsi per una risoluzione diplomatica del conflitto.

3. L’Italia non può e non deve inviare armi o soldati per appoggiare la guerra dello Stato, del governo e dell’esercito regolare ucraino4. L’Italia potrebbe solo, se vi fossero, appoggiare moralmente e anche se possibile concretamente gruppi e movimenti di cittadini ucraini che autonomamente dal governo, dall’esercito e dallo Stato ucraino stanno lottando, in modo pacifico o con le armi, per difendere le loro vite, le loro famiglie, le loro case, la loro terra dall’invasore. Allo stesso modo, potrebbe e dovrebbe appoggiare movimenti di protesta russi contro la guerra di Putin.

Questo è a mio avviso l’unico modo per onorare la memoria ideale della Resistenza e non offenderla e manipolarla.

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