«So was the medical bureaucracy which oiled the wheels of the killing machinery». Lo sterminio delle “vite indegne di essere vissute” nella Germania nazista.

Un modo non retorico e non rituale di celebrare la giornata della memoria può esser quello di ricordare la vicenda che nella Germania nazista fu il prologo e il presupposto della Shoah: la soppressione delle “vite indegne di esser vissute”, lo sterminio di malati di mente e portatori di handicap.

E’ chiaro che questo terribile misfatto partì da un ordine di Hitler, ma esso fu reso possibile dalla volenterosa collaborazione di scienziati e personale sanitario (medici e infermieri) e dal favore o dalla passiva acquiescenza della gran parte della popolazione. Già nella Repubblica di Weimar si era aperto il dibattito sulla “eutanasia” per sopprimere le vite “non degne di esser vissute” . In quel momento, i medici per lo più respingevano tale soluzione. Con l’ascesa al potere di Hitler, il clima cambiò e si aprirono “nuove possibilità per la medicina”, come scrive Ian Kershaw in quella che è probabilmente la più importante biografia di Hitler oggi: alcuni dei maggiori psichiatri si mostrarono più che pronti a sfruttare queste possibilità. Furono decisivi, come si diceva, il ruolo di Hitler e il contesto ideologico del “Terzo Reich” per il piano di “eutanasia”, ma la mentalità che portò a questo, scrive Kershaw, non fu una creazione di Hitler. La dittatura consentì a medici e psichiatri di “pensare l’impensabile”. Punti di vista minoritari, che venivano ancora arginati in un fragile regime democratico, potevano ora diventare mainstream. E’ il caso di citare testualmente l’opera di Kershaw:

«By 1939, doctors and nurses attached to the asylums were aware of what was required. So was the medical bureaucracy which oiled the wheels of the killing machinery. The climate of opinion among the general public was by this time also not unfavoureable. Though there were strong feelings against euthanasia, particurarly among those attached to the Churches, others were in favour – notably, it seems, in the case of the mentally ill or disabled children -or, at least, passively prepare to accept it».

Ognuno ricaverà da queste parole la lezione e la chiave di lettura per l’attualità che ritiene più opportune.

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