IL “GENOCIDA” COLOMBO: STORIA TRAGICOMICA

CRISTOFORO COLOMBO: STORIA TRAGICOMICA DI UN “GENOCIDA”

Chi l’avrebbe mai detto al povero Colombo, che dopo tante disavventure gli sarebbe toccata anche quella di passare per responsabile di genocidio e di veder abbattute le proprie statue? Cerchiamo di fare chiarezza, in modo semiserio ma senza troppe inesattezze storiche – sempre meno e meno gravi, in ogni caso, di quelle in cui incorrono gli attuali iconoclasti.

Intanto, poco si sa della sua origine e della sua giovinezza: l’opinione comune lo vuole genovese, ma in Spagna non manca chi lo considera spagnolo e ritiene che il suo vero nome fosse Cristobal Colon. Se andate in Galizia, vi capiterà di sentirvi raccontare che in realtà Colombo era nativo di quella terra. Molti portoghesi lo considerano invece un loro connazionale. E, infine, non è mancato chi ha ipotizzato che fosse di origini ebraiche e quindi un marrano, un convertito. E qui, c’è pane per i denti dei complottisti: tutto torna, Colombo scopre l’America, i protestanti inglesi fondano 12 colonie nella parte settentrionale del Nuovo Mondo, quelle colonie diventano gli Stati Uniti e gli USA la centrale del potere giudaico-massonico. Colombo è il vero fondatore della massoneria!

Ma torniamo relativamente seri. Pare che il genovese, o forse spagnolo, o galiziano o portoghese o marrano, abbia conosciuto il grande cosmografo Toscanelli. Non si sa se ciò sia vero, ma nel caso lo fosse bisogna dire che Colombo non dovette apprendere molto dal suo maestro, come ora vedremo. Comunque, il probabile genovese concepisce l’ardita impresa, che gliela abbia o meno ispirata la conoscenza di Toscanelli: aprire una nuova rotta per le Indie, cosa agognata da tutti a quel tempo, o almeno da tutti quelli che non erano veneziani, circumnavigando il globo. Non era un’idea particolarmente geniale: anche un bambino avrebbe capito che essendo la terra sferica – e questo ormai lo sapevano tutti ed era comunque parte dell’ortodossia aristotelico-tolemaica – navigando verso ovest si sarebbe raggiunto l’oriente. Il problema erano le distanze e i conseguenti rischi e costi del viaggio. Colombo la faceva facile: secondo i suoi calcoli, la distanza fra i porti atlantici della penisola iberica e l’Asia era di circa 4000 chilometri, la stessa che c’era da un estremo all’altro del Mediterraneo. Certo, navigare sull’Atlantico, con il rischio di tempeste anche nei mesi estivi, con la bussola e senza terre in vista per settimane non era proprio come navigare da Rodi a Cadice, però si poteva tentare l’azzardo. La posta in gioco, in fondo, era altissima. Colombo presentò il suo progetto al re di Portogallo. È forse una conferma che fosse portoghese? Non necessariamente: Lisbona era la base delle sue attività e i portoghesi erano a quel tempo i protagonisti assoluti della navigazione oceanica. Il re lo ascolta, ma poi gli risponde picche: proprio allora il Portogallo aveva aperto una nuova e relativamente sicura rotta per le Indie, circumnavigando l’Africa. Bartolomeo Diaz si era spinto fino all’estremo sud del Continente Nero, che aveva battezzato “Capo di Buona Speranza”. Si attendeva solo che qualcuno completasse l’impresa, risalendo l’Oceano Indiano. E questo qualcuno sarebbe stato Vasco da Gama. Non valeva proprio la pena di gettarsi in quella pericolosa avventura che proponeva il probabile genovese. Questi, allora, non si perde d’animo e che fa? Ma è ovvio: si rivolge ai rivali dei Portoghesi, che sono i “re cattolici”, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Ferdinando, però, è scettico: gli interessi commerciali della corona catalano-aragonese sono da secoli proiettati nel Mediterraneo e quella idea strampalata di circumnavigare il globo gli pare una pericolosa distrazione. Isabella è più possibilista. Alla fine, ottiene di far esaminare il progetto di Colombo dai professoroni della prestigiosa università di Salamanca. I quali, studiate accuratamente le carte, lo stroncano: Colombo aveva completamente sballato i calcoli, in quanto per arrivare in Asia non bastavano 4000 km. di viaggio, ma ne occorrevano circa il triplo! Un’impresa assolutamente folle, quindi. Chi aveva ragione? Oggi lo sappiamo bene: avevano ragione i professoroni, per una volta. Naturalmente, ciò che tutti ignoravano era che fra l’Europa e l’Asia ci fosse in mezzo un altro continente! E che quel continente – giudicate voi se questo era un segno della benedizione divina sull’impresa di Colombo o più prosaicamente il famoso fattore “C” – si trovasse proprio alla distanza erroneamente calcolata da Colombo!

Colombo ritorna da i Re cattolici, con le pive nel sacco. “Lo vedi?”, fa Ferdinando a Isabella, “te lo dicevo che era un idiota”. L’eloquio, però, non gli manca: rimbambisce i sovrani di altre chiacchiere, altri calcoli, fa balenare dinanzi ai loro occhi le favolose ricchezze dell’Asia, del leggendario Regno di Zipango di cui aveva parlato Marco Polo (il Giappone, forse). Alla fine, Isabella resta colpita. “Però, lo finanzi coi soldi tuoi”, le dice Ferdinando, “io con questo contaballe non voglio averci a che fare”.

Come va a finire il primo viaggio di Colombo, lo sappiamo tutti. Dopo oltre due mesi di navigazione (pare che non sia vero che l’equipaggio a un certo punto avesse pensato di ammutinarsi per ritornare indietro, minacciando anche di gettare a mare il prode ammiraglio), le tre caravelle (due caravelle e una caracca, per la precisione) raggiungono un’isoletta delle Bahamas, da qui raggiungono Cuba e poi Haiti. Colombo naturalmente è convinto di esser giunto in Asia, ma inaspettatamente non si vedono i favolosi palazzi dai tetti d’oro del leggendario Zipango, ma solo delle capanne di fango da cui escono indigeni seminudi. “Questa è un’isoletta, che credete, ma non siamo lontani da Zipango e pure dal Catai”, dice l’Ammiraglio rassicurante ai suoi uomini. Ma Zipango non si trova neanche a Cuba e nemmeno ad a Haiti. E soprattutto di oro ce n’è ben poco. Gli indigeni, però, sono docili e qui c’è ancora la benedizione divina o il fattore “C”, perché fossero approdati più a sud avrebbero trovato i terribili Caribe che avevano la simpatica abitudine di accogliere gli ospiti con frecce avvelenate.

In ogni caso, convinto di aver raggiunto le Indie, lasciato un avamposto in loco, il forte Navidad –Colombo ritorna in patria, riceve accoglienze trionfali e viene anche nominato Vicerè e Governatore delle Indie, sebbene porti solo poco oro (ma assicura che nelle terre raggiunte se ne trova a fiumi) e alcuni pappagalli. Magari vorrebbe riposarsi un poco e godersi la fama, ma i sovrani non glielo consentono: “grazie per i pappagalli, però ora torna là e portaci tutto quest’oro che dici di aver trovato”. Colombo non può far altro che obbedire.

Tornato nelle Indie, ossia in America, Colombo ebbe subito un’amara sorpresa: il forte Navidad era stato distrutto e tutti gli uomini trucidati dagli indios. Il primo massacro nell’incontro fra europei e indigeni aveva visto come vittime i “bianchi”. Le sventure non erano finite: l’oro non si trovava, il clima faceva ammalare i suoi uomini e lui stesso fu vittima di un qualche morbo. Quando si apprestava a ritornare in patria, una tempesta gli distrusse le navi e dovette ricostruirle. Tornò a Cadice con un altro poco di oro e trenta schiavi. Stavolta le accoglienze furono molto meno entusiastiche. Passarono due anni e stavolta fu Colombo che dovette insistere molto per convincere i sovrani a finanziargli un terzo viaggio. Fu peggiore dei precedenti. Colombo, non contento del titolo di Vicerè, avanzò ai sovrani per lettera delle pretese sui proventi delle nuove colonie e allora con una sospetta coincidenza scoppiò una rivolta contro di lui capeggiata proprio dall’alcalde inviato da Isabella. I sovrani mandarono un’ispezione che si concluse con l’arresto di Colombo, il quale fece quindi ritorno in catene in Spagna. Isabella lo fece liberare, ma gli tolse comunque il titolo di Vicerè e i sovrani nominarono Nicolàs de Ovando governatore e giudice delle Indie, di fatto esautorando il povero Colombo. Intanto, il governatore Bobadilla raccoglieva un memoriale sulle atrocità compiute da Colombo ai danni sia degli spagnoli che degli indios. Per la verità, le accuse venivano soprattutto da nemici e rivali di Colombo e comunque molte delle cose che gli venivano contestate rientravano, purtroppo, nelle comuni pratiche dell’epoca, quando si trattava di conquiste, guerre e rivolte. E soprattutto, quando poté parlare a propria discolpa, Colombo venne prosciolto, sebbene, come si è detto, il suo ruolo venisse drasticamente ridimensionato.

Riuscì ancora una volta a convincere i sovrani a finanziargli una nuova spedizione – la quarta – ma Ferdinando e Isabella gli posero strettissimi vincoli.

Questo quarto viaggio non fu migliore del precedente. Colombo dovette fronteggiare gli uragani, l’ostilità degli indios, le malattie, i contrasti con le autorità spagnole. Cercò vanamente di trovare un passaggio per le Indie, nella zona dell’attuale istmo di Panama. Cominciava infatti a sospettare che quelle terre non avessero nulla a che fare con il Zipango e con il Catai (era tardi, però: fu Amerigo Vespucci, come sappiamo, a dare il nome al nuovo continente). Alla fine si rassegnò a tornare in Spagna e dovette farlo a proprie spese.

In America non tornò più e visse il resto dei suoi giorni in Castiglia, dimenticato da molti, avversato da altri, passando il tempo a scrivere un memoriale che ricostruiva i presunti torti subiti. Intanto moriva la sua protettrice Isabella e il re Ferdinando, che non lo aveva mai amato, gli propose una transazione che Colombo giudicò iniqua e umiliante e che rifiutò. La contesa con la Corona sarebbe passata ai suoi eredi.

Questa la storia del “genocida” Cristoforo Colombo, che in realtà con il cosiddetto “genocidio” degli Indios (una strage che indubbiamente vi fu, nei numeri, e che però è assolutamente improprio definire genocidio. Ma questa è un’altra storia) ebbe poco a che fare e che solo post mortem aveva ricevuto tutti gli onori che legittimamente gli spettavano. Fino a che non giunse una turba ignorante a inserirlo nelle sue liste di proscrizione, insieme a Churchill, a Rossella O’Hara e al pulcino Calimero. Tutti criminali razzisti.

Articolo creato 33

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto