NEL NIDO DELL’AQUILA

Molti lettori e recensori mi hanno generosamente detto o scritto che “Nel Nido dell’Aquila” è un singolare e appassionante intreccio di storia, teologia e letteratura di viaggio, con particolare attenzione alle bellezze paesaggistiche e alle bontà gastronomiche, un ordito che unisce tragedia e commedia, una narrazione a più piani e a più livelli.

Tutto incomincia con un viaggio sulle Alpi Bavaresi, sulle tracce di uno straordinario personaggio, del quale solo alla fine si svelerà l’identità. Un viaggio che incomincia e finisce nella splendida, antica abbazia di Ettal, ove il nostro misterioso personaggio, di nome Dietrich, si ritirò per alcuni mesi in un drammatico momento della storia mondiale, fra l’autunno e l’inverno del 1940. Il lettore potrà scoprire gradualmente i motivi segreti di questo soggiorno, al di là di quelli ufficiali– cercare isolamento e concentrazione per scrivere una grande opera teologica. E sarà così trascinato nella tragica, appassionante e nobile storia della resistenza tedesca, della cospirazione antinazista e dei vari tentativi di eliminare il Führer, per mettere fine alla barbarie, fino alla cosiddetta e ben nota “operazione Valchiria”. La vicenda storica e  politica viene ricostruita nel libro dal punto di vista di Dietrich, presto rinchiuso in un carcere militare. Qui, alla durissima prova della prigionia, all’angoscia per la sorte che lo può attendere, alla lacerazione della trama dell’ esistenza, si aggiungerà  l’assillo dei problemi etici che si pongono alla sua coscienza.

L’abbazia di Ettal

 Si tratta, infatti, di un uomo di chiesa e di profonda fede e anche di una delle più brillanti menti del secolo passato, per cui questa esperienza, nella congiura e nel carcere, suscita in lui delle profonde e sempre attualissime riflessioni sulla responsabilità civile dell’uomo e, in particolare, del cristiano e sul suo impegno nel mondo, sui pericoli di degenerazione della democrazia in quella “stupidità di massa” che talora spiana la strada al totalitarismo, sul problema della formazione delle elites, sulla banalità del male, sull’importanza di avere un “terreno sotto i piedi”, dato da formazione ed educazione, per “poter vivere e morire” e su come si possa e si debba vivere (e morire) al cospetto di Dio, in relazione con Dio, in un mondo che tuttavia appare senza Dio e dal quale Dio stesso si è lasciato cacciare. 

Dietrich Bonhoeffer

Il racconto accenna soltanto, ovviamente, a queste riflessioni, in modo però da dare una precisa idea del loro senso e spessore, e ricostruisce, sulla base dei documenti storici e delle lettere di Dietrich, le vicende della cospirazione.

Se volete approfondire questa affascinante figura, mi permetto di consigliarvi la lettura delle lettere che scrisse dal carcere di Tegel e che sono un altissimo documento non solo della sua teologia, ma del suo straordinario spessore umano. Qui le trovate ad un prezzo scontato:

Ai maratoneti della lettura, non posso non indicare la monumentale biografia che del nostro personaggio ha scritto Eberhard Bethge, l’amico di tutta la vita e il destinatario delle sue lettere dal carcere. Il volume è di grande mole, ma di facile e appassionante lettura. Eccolo:

Ma torniamo al mio libro, al Nido dell’Aquila. Qui la tragedia si intreccia alla commedia e il tono drammatico lascia di frequente il posto al registro più ameno. La narrazione storica è infatti ripetutamente intervallata dalle esperienze di viaggio dell’autore che, dall’abbazia di Ettal ritorna alla sua base, una locanda, una Gasthaus ai piedi della più alta montagna tedesca, lo Zugspitze.

Lo Zugspitze

Mentre si dipana nella sua mente la vicenda di Dietrich, l’autore si immerge negli scenari montani, che, in un gioco di suggestioni e rimandi, lo riportano ogni volta e di nuovo a quella vicenda. Racconta, quindi, con ironia ed umorismo, le escursioni in quota, le camminate sui sentieri, per arrivare a cascate e incantevoli laghi alpini; racconta esperienze gastronomiche, che consentono di apprezzare una cucina spesso sottovalutata, come quella tedesca e nello specifico svevo-bavarese.

una specialità sveva
Un gulash
Creazioni della pasticceria tedesca

Mentre la ricostruzione storica della vicenda biografica di Dietrich, nel più vasto contesto della cospirazione antinazista. diventa sempre più incalzante, drammatica e avvincente, ecco che il viaggio nelle Alpi bavaresi si intreccia ad un altro viaggio, fatto in precedenza, un soggiorno a Berlino, sempre sulle tracce di Dietrich e nei luoghi legati alla sua memoria. E’ l’occasione per scoprire una Berlino diversa da quella oggi più nota e di moda. Il quartiere di Grunewald, ad esempio, dove Dietrich era cresciuto e si era formato e dove risiedevano molti dei principali esponenti della cultura, della scienza e della politica nella Germania di Weimar; il quartiere dello Scheunenviertel, oggi nel pieno centro di Berlino, un tempo estrema periferia abitata da immigrati, irregolari e minoranze, dove vivevano anche gli ebrei e dove qui e là compaiono tracce toccanti della loro tragica sorte; il quartiere di Wedding, all’epoca proletario e degradato, oggi pieno di locali “alternativi” e sede della storica birreria del Prater , il quartiere dove Dietrich, che era cresciuto nell’ambiente della migliore borghesia, volle trasferirsi per qualche tempo, all’inizio del suo servizio pastorale, per seguire nella parrocchia della Zionkirche, una classe di cresimandi, ragazzi estremamente problematici dei quali seppe conquistarsi stima e affetto.

La casa dei Bonhoeffer nel quartiere di Grunewald

E, ancora, i luoghi berlinesi dove la memoria del nazismo e della guerra appare rimossa, luoghi che spesso sfuggono ai turisti – ad esempio Wilhelmstrasse, all’epoca la via dei ministeri con la strada vicina ove sorgeva la Cancelleria del Reich con il bunker di Hitler –  e quelli dove tale memoria è invece enfatizzata – come il monumento a memoria dell’Olocausto, non lontano dalla Porta di Brandeburgo, o l’allestimento che è stato chiamato Topographie des Terrors, nel punto ove sorgeva la spaventosa prigione sotterranea della Gestapo.

Il primo itinerario di viaggio, quello alpino, porta invece l’autore a trasferirsi, lungo la magnifica  Deutschealpenstrasse, fino a Berchtesgaden, dove farà una cena memorabile, degna dei minatori che un tempo popolavano la cittadina, e una divertentissima gita, fra mucche, alpeggi e improbabili escursionisti, al Königssee, forse il più bel lago alpino, dominato dal Watzmann, il secondo monte più alto della Germania e sul quale c’è una singolare leggenda. In realtà, anche il viaggio in questa zona è legato essenzialmente alla vicenda storica raccontata: in cima a un’altra vetta – il Kehlstein – che domina e troneggia sul lago vi è una baita, che fu chiamata appunto “Il Nido dell’Aquila” e che dà il titolo al libro. Una baita che ha molto a che fare con la tragica storia del nazismo e con quella che è stata chiamata la “banalità del male”.

Il Königsse

Tornando verso Monaco, da dove deve rientrare a casa, l’autore fa infine un’ultima tappa nella quiete delle Alpi, ad Oberammergau, un paesino che è famoso per la grandiosa rappresentazione vivente della Passione di Cristo, il Venerdì santo, e per le belle  case dipinte che lo caratterizzano. Tra di esse vi è la Pilatus Haus, con la sua architettura fra realtà e finzione, che sembra richiamare la famosa domanda di Pilato a Cristo: “che cos’è verità?”. E’ proprio questa è l’ultima, ed anzi la vera e decisiva domanda, che si pone alla mente dell’autore e che l’itinerario turistico, gastronomico e storico gli ha suscitato: è verità la crudele, spietata ingiustizia della storia che travolge tante vittime innocenti, che abbatte tanti giusti? O la verità più reale e profonda bisogna cercarla su un altro piano e magari proprio nel rovesciamento di ciò che appare? Ad Oberammergau l’autore si accorge di essere di nuovo a pochi chilometri da Ettal e dalla sua abbazia. E ad Ettal, un concerto nell’abbazia con degli impensabili musicisti, una cena in albergo, ove gli capita di trovarsi proprio accanto al tavolo di quei musicisti che forse sono solo dei fantasmi, una scena vissuta nella vita reale o forse in sogno daranno una stupefacente, meravigliosa risposta alla sua domanda.

Una “casa dipinta”

Se vi fosse venuta voglia di leggere il libro lo trovate disponibile sulle maggiori librerie online, come Amazon, Ibs, Feltrinelli, Mondadori, ecc. (anche in formato ebook). Potete inoltre ordinarlo in una libreria Feltrinelli in tutta Italia e, nel Mezzogiorno anche in molte altre librerie.

Ma potete anche procurarvelo subito – anche con un po’ di sconto – cliccando qui e procedendo all’ordine:

E magari potreste anche utilizzarlo come guida di viaggio per visitare i luoghi descritti…

O per lanciarvi alla scoperta o alla riscoperta di altri luoghi, in altri viaggi storico-gastronomici…Ad esempio, potremmo andare dove tutto cominciò, all’alba di un giorno di settembre di 80 anni fa…a Danzica!

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